Interview

Intervista radio a Claud Hesse | 2015

 

 
Premio 'Maurizio Collino' per la miglior ricerca artistica vinto a Paratissima con il progetto del DNA-PORTRAIT e presentazione del libro 'UNO Arte - Musica - Fisica quantistica' edito da EAI Edizioni Accademiche Italiane

Intervista radio a Claud Hesse | 2014

 

 
Presentazione dell'artista, del progetto DNA-PORTRAIT e della scultura a levitazione PLENUM

Intervista a Claud Hesse
Famiglia Artistica Milanese

 
INTERVISTA CLAUD HESSE, L’ARTISTA CHE A BERLINO RENDE VISIBILE L’INVISIBILE!
Claud Hesse è l’artista dell’(IN)VISIBLE, vive e lavora tra l’Italia e Berlino e crea opere incredibili!!!
9 11 2016

Claud Hesse è un’amicizia di lunga data della Famiglia Artistica Milanese. Nel 2015, proprio nel mese di novembre, ha condiviso con tutti noi la sua gioia per il Premio “Maurizio Collino” Migliore Ricerca Artistica – vinto dal suo progetto: DNA-PORTRAIT esposto a Torino nella mostra “The sound of silence”.

Claud Hesse è l’artista dell’(IN)VISIBLE, vive e lavora tra l’Italia e Berlino e crea opere incredibili. L’abbiamo incontrata e questo avvenimento è stato raccontato in una lunga intervista che alleghiamo a questa breve sintesi per dare modo a tutti gli interessati di approfondire la conoscenza con lei e con la sua espressione artistica di ricerca e d’avanguardia.

La sua ricerca artistica è volta ad indagare la natura, l’uomo, in quanto parte integrante di essa, e la realtà stessa partendo da un punto di vista rovesciato.
In una sorta di “Rivoluzione Copernicana” dell’immagine e dell’immaginario collettivo Claud indaga la realtà partendo dall’infinitamente piccolo per ribaltarlo nel macro e trovando con esso connessioni matematiche e filosofiche inattese.

La sua predilezione per la forma quadrata e cubica deriva dallo studio delle regole della Sezione Aurea, la “divina proporzione” come la chiamavano gli antichi greci, che accomuna tutta la Natura. In tutta la natura, infatti, sia essa microcosmo che macrocosmo, ricorre una specifica proporzione matematica.

1. Intorno a quale concept gravita la tua ricerca artistica?

La mia ricerca artistica è volta ad indagare la natura, l’uomo, in quanto parte integrante di essa, e la realtà stessa partendo da un punto di vista rovesciato.

In una sorta di Rivoluzione Copernicana dell’immagine e dell’immaginario collettivo indago la realtà partendo dall’infinitamente piccolo per ribaltarlo nel macro e trovando con esso connessioni matematiche e filosofiche inattese.

Tento, dunque, di rendere visibile l’invisibile ricercando costantemente quel Fil Rouge che accomuna le varie sfaccettature della realtà, sia del microcosmo che del macrocosmo, e che, trasformandosi nel mitico Filo di Arianna, tenta di ricongiungerci ad un UNICUM.

Così come i fisici teorici di tutto il mondo stanno ricercando una formula matematica per riunificare le quattro forze della fisica, così come erano originariamente, prima del Big Bang, il mio intento è quello di ricucire la realtà attraverso l’arte, che scevra da qual si voglia condizionamento può condurci ovunque!

“La logica ti porta da A a B, l’immaginazione ti porta ovunque” Albert Einstein

2. Su questi interessantissimi argomenti recentemente è uscito un tuo libro dal titolo “UNO Arte – Musica – Fisica quantistica” pubblicato a Berlino, come nasce questo testo?

Il libro vero e proprio nasce in seguito al convegno europeo su Arte & Scienza “COST – Bridging the gap between Science and Art”, organizzato dall’European Cooperation in Science and Technology, nel quale sono stata invitata, come Speaker, a tenere una conferenza in inglese sul mio lavoro, intitolata Epifanie fisiche nell’arte, davanti a scienziati che venivano da ogni parte del mondo. E’ stata davvero una bellissima esperienza! In quell’occasione presentai anche un abstract della mia Tesi di laurea specialistica intitolata UNO Arte – Musica – Fisica quantistica in cui svelavo i punti di contatto tra queste tre massime espressioni umane, che fu notata ed apprezzata da una nota casa editrice tedesca che mi chiese di pubblicare tale testo. A quel punto, però, feci presente che il testo originale era in italiano, ma loro fortunatamente mi dissero che c’era la possibilità di pubblicarla, sempre a Berlino, ma con il loro partner italiano EAI Edizioni Accademiche Italiane. Ripresi, a quel punto, la mia Tesi, che nel frattempo era rimasta a catturare polvere sugli scaffali dell’Accademia, come nemmeno Man Ray era riuscito a catturarne tanta con “Allevamento di polvere”, e la ampliai aggiungendoci, oltre ad i miei nuovi lavori, anche un capitolo dedicato all’arte contemporanea che si occupa di ricerca interdisciplinare.

Se c’è una cosa che non ho mai compreso, insieme all’autoreferenzialismo, è il perché molti artisti si arrocchino all’interno delle loro torri d’avorio e parlino bene solo ed esclusivamente del proprio lavoro o tutt’al più del lavoro di artisti già passati a miglior vita. Il segreto, secondo me, invece, sta proprio nella condivisione!!! Per questo ho deciso di parlare, oltre che di artisti di generazioni precedenti rispetto alla mia come Gino De Dominicis, Mary Bauermeister e Maurizio Mochetti, anche di artisti più vicini alla mia generazione e che per similitudine di ricerca artistica, seppur partendo da strade diverse, siamo giunti a guardare nella stessa direzione, come Tomàs Saraceno, Olafur Eliasson, Loris Cecchini, Donato Piccolo, Alberto Di Fabio e Carsten Hoeller.

3. Gino De Dominicis è uno dei grandi artisti che ha lavorato con i concetti di Fisica, alcuni hanno paragonato per similitudine di intenti il tuo lavoro a quello di GDD. Qual’è il tuo rapporto con GDD ed il tuo lavoro prende ispirazione dal suo o parte per altre vie?

GDD è, a mio parere, un genio! Per cui, il fatto che abbiano paragonato il mio lavoro al suo può solo che onorarmi profondamente. Spero di esserne all’altezza! Ho conosciuto il lavoro di GDD, purtroppo, solo dopo l’Accademia, dove la storia dell’arte contemporanea più avanzata si spingeva fino a Burri, quando avevo già intrapreso da tempo il mio percorso di ricerca artistica interdisciplinare. Un percorso nato dalla rielaborazione interiore del mio stesso contesto di vita, partendo innanzitutto dall’imprinting scientifico e filosofico da parte della mia famiglia d’origine e successivamente dagli studi di fisica e genetica fatti all’Università, prima di fare l’Accademia. Arte & Scienza, del resto, si sono sempre attratte come calamite fin da tempi immemori, basti pensare che ad i tempi di Leonardo da Vinci arte e scienza erano considerate strategie cognitive di pari valore.

Quando, poi, il noto gallerista Pio Monti mi acquisì nella sua galleria iniziai a conoscere il lavoro di GDD e ad approfondirlo da vicino. Pio, infatti, è stato, oltre che uno dei suoi galleristi, anche un suo grande amico con cui ha condiviso grandi esperienze, molte delle quali narrate nel libro “P’IO & GINO” edito da Giancarlo Politi.

Mi sarebbe piaciuto davvero molto conoscerlo dal vivo!!! Avremmo avuto tanto in comune di cui parlare… Ma è diventato immortale troppo presto!

4. A proposito di immortalità! Con il tuoi DNA-PORTRAIT sei riuscita a rendere immortali i personaggi che ritrai!!! E’ uno dei tuoi progetti più famosi, che ricordiamo ha vinto nel 2014 il CONCORSO BUENOS AIRES e lo scorso anno il PREMIO “Maurizio Collino” per la miglior ricerca artistica a Paratissima-Torino, puoi raccontarci qualcosa su questo incredibile progetto?

Volentieri! Nel progetto DNA-PORTRAIT vengono ritratti noti personaggi del mondo dell’arte e non solo non più partendo dal fenotipo ma dal genotipo, per il quale si intende la costituzione genetica di un individuo.
In una sorta, dunque, di Rivoluzione Copernicana dell’immagine e dell’immaginario collettivo viene stravolta la comune concezione di ritratto e vengono realizzati dei "RITRATTI ETERNI".
Il DNA, infatti, è quel codice nascosto che determina la maggior parte delle nostre caratteristiche sia fisiche che comportamentali ma in cui il fattore tempo è trascurabile.
La doppia elica, sciolta, lascia spazio ad una sequenza genetica che va a comporre, riportata nell'esatta posizione originaria, sulla tela d'argento (vero) un ritmo visivo che vuole riprodurre un frattale della sinfonia dell'umanità.
Ogni gene viene ricamato a mano con il filo che diventa metafora sia di un “Fil Rouge” che accomuna tutto il creato sia di “corde di violino tese” che risuonano al tocco dell’occhio del fruitore.
Così come dalla combinazione di 7 note musicali si possono creare infinite sinfonie, così da 5 colori primari infinite sfumature, così dalle 4 basi azotate che costituiscono il DNA infinite tipologie di vita.

"Il DNA non sa nulla e non si cura di nulla. Il DNA semplicemente è. E noi danziamo alla sua musica" Richard Dawkins

5. Sei stata invitata recentemente, con questo progetto del DNA-PORTRAIT, anche dal Critico Alberto Dambruoso, ideatore dei Martedì Critici e nominato miglior critico da Artribune nel 2015, a partecipare alla Residenza d’artista “BoCS d’Art’’. Raccontaci com’è andata…

E’ stata, innanzitutto, una bellissima sorpresa scoprire che in Italia si sia costituita una Residenza d’Artista dalle connotazioni internazionali!
Il Sindaco in carica, l’Arch. Mario Occhiuto, grazie alla sua passione per l’arte ed a dei fondi europei, è riuscito a progettare e realizzare una vera e propria città dell’arte a Cosenza.
A curarla è stato chiamato il critico d’arte Alberto Dambruoso, noto per aver ideato i “Martedì Critici” di Roma. E’ stato, per me, dunque, un grande onore essere stata invitata a prendere parte a questo grandioso progetto che vedrà, con le opere donate a fine residenza da parte di ogni artista, la realizzazione del Museo d’Arte Contemporanea di Cosenza.

Trascorrere un mese a lavorare in un Box d’Art, una vera e propria casa studio, con altri 27 colleghi è stata senz’altro un’esperienza di arricchimento e riflessione. Un arricchimento, in primis, umano a partire dai preziosi coordinatori della Residenza: Patrizia Pichierri, Fabrizio Marano e Piero Gagliardi in loco ed Annalisa Ferraro e Marica Messa a distanza (seppur solo fisica), e dagli altri artisti con cui ho condiviso questa esperienza. Un gruppo eterogeneo per età, tipologia di espressione artistica e caratteristiche caratteriali, ma che ha saputo senz’altro, ognuno con le proprie peculiarità, apportare un quid importante. Riflessioni, poi, sulle differenze del modus operandi tra Italia e Berlino ce ne sono state diverse, sia su alcuni aspetti organizzativi magari da perfezionare che sull’interazione tra gli artisti stessi. Un’esperienza, nel complesso, unica nel suo genere che porterò sempre nel mio cuore.

6. Quali sono i luoghi in cui vengono concepite le tue opere?

Credo che esse vengano create prima che in luoghi, in non-luoghi.
Ho sempre sostenuto il fatto che l’artista sia un canale di idee ed intuizioni, che vengono da altrove, anche se non saprei dire esattamente da dove (Inconscio? Universo? Dio? Coscienza superiore? non è dato a me dirlo.) L’artista è, innanzitutto, una persona che non sceglie di fare l’artista ma lo diventa per vocazione, è una missione. E’ un lavoro difficilissimo e senza alcuna garanzia, puoi farlo solo se il tuo “Daimon”, quello tanto narrato dagli antichi greci, ti ha trascinato fin lì.

“Il destino guida chi lo segue, trascina chi si ribella” Seneca

L’elevata sensibilità, che sarebbe l’antenna per captare le intuizioni, con tutti i pro e contro che ne comporta, mi porta a visualizzare le opere nella mia mente e nel mio cuore già “belle e fatte”! A quel punto devo solo buttare giù lo schizzo a matita su carta, realizzare successivamente il progetto e solo alla fine compiere materialmente il lavoro. Spesso il significato stesso del lavoro mi diviene chiaro in un secondo momento, a lavoro completato, solo allora riesco a comprendere veramente il suo concetto e le sue connessioni matematiche e filosofiche.
Un aneddoto curioso è stato quando, qualche mese fa, stavo realizzando il DNAPORTRAIT dell’artista visivo Luca Vitone! Dopo aver lavorato tutta la notte alla preparazione dell’argento sulla sua tela, la mattina successiva mi svegliai avendo in mente l’immagine astratta delle coordinate del suo esatto luogo di nascita, l’ospedale o la casa, dunque, in cui era venuto al mondo. Gli scrissi subito un’e-mail per dirglielo e con immensa sorpresa lui mi rispose che aveva tatuato sul braccio sinistro proprio le coordinate dell’Ospedale in cui era nato. Incredibile! Rimasi senza parole!!! Conservo ancora quell’e-mail come testimonianza delle meravigliose potenzialità della visualizzazione artistica.

7. Molte tue opere ricorrono in forma quadrata o cubica, c’è un motivo particolare?

Nulla è a caso! La mia predilezione per la forma quadrata e cubica deriva dallo studio delle regole della Sezione Aurea, la “divina proporzione” come la chiamavano gli antichi greci, che accomuna tutta la natura. In tutta la natura, infatti, sia essa microcosmo che macrocosmo, ricorre una specifica proporzione matematica. Questa può essere applicata alla musica, all’architettura ed anche alla pittura, basti pensare che Leonardo da Vinci, Piero della Francesca e molti altri artisti ne erano profondi conoscitori e la applicavano costantemente nelle loro opere.

La forma quadrata per me è di particolare interesse poiché, secondo la sezione aurea, è la rappresentazione dei 4/4 musicali che sono simbolo di UNITA’ principio di ogni armonia.
Traslare i 4/4 musicali in misura significa comporre un’armonia intrinseca nella forma stessa dell’opera che andrà in risonanza con il fruitore accordandolo ad un’armonia non udibile dall’umano orecchio ma percepibile dal suo essere tutto.

8. Dove è possibile fare il tuo STUDIO VISIT? Dove dovrebbero venire gli appassionati d’arte contemporanea che volessero venirti a vedere mentre crei?

Mi è sempre piaciuta l’idea di uno studio diffuso!
Molta produzione, soprattutto progettuale, viene realizzata a Berlino.
Inoltre, sto allestendo il mio studio estivo nella terra di Raffaello. Sto mettendo a posto un casale di campagna di proprietà della mia famiglia vicino Urbino, che nei mesi estivi verrà aperto per STUDIO VISIT e per organizzare Brainstorming con amici artisti, scienziati, filosofi, ecc...
Mi piacerebbe l’idea di ricreare una sorta di Nuovo Rinascimento dove, come ai tempi di Lorenzo Il Magnifico, le contaminazioni tra i vari saperi e la collaborazione tra figure di vario genere possano riportare le persone, gli artisti a collaborare piuttosto che a competere tra loro. La collaborazione porta enormi vantaggi a tutti!! All’estero lo stanno già facendo, in Italia sarebbe bello lo comprendessero!

Una chicca: essendo questo casale immerso in una zona di particolare interesse, in cui viene prodotto un olio extravergine d’oliva DOP denominato “L’oro delle Marche”, che in antichità si narrava avesse proprietà speciali quasi miracolose, presto partirà una produzione d’olio d’oliva extravergine a “regola d’arte” con etichette speciali, ma lascio a voi scoprire quali! 
Le potrete trovare presto nel portale: http://www.thebestofitalianfood.it/ e nella Pagina Facebook ufficiale: https://www.facebook.com/The-Best-of-Italian-Food1749384351962676/

9. A quali nuove opere stai lavorando?

Parallelamente al progetto del DNA-PORTRAIT sto realizzando altri due progetti: SmART & (IN)VISIBLE.

SmART consiste nella produzione di micro opere a micro prezzi per giovani collezionisti. Si tratta di opere bonsai, realizzate esattamente come le grandi e firmate ma di dimensioni ridotte.

(IN)VISIBLE è una serie di sculture che giocano sulla destabilizzazione della nostra percezione, niente è come sembra!
Queste sculture ci suggeriscono quanto i nostri sensi ci ingannino.
Nella scultura DIO NON GIOCA A DADI, ad esempio, troviamo sopra una colonnina che si alza fino ad i nostri occhi due dadi, ma se provassimo ad allungare una mano per afferrarli rimarremmo con un pungo d’aria in mano.
Sono, infatti, ologrammi di dadi!
Il dado diviene, qui, metafora del molteplice in uno e l’ologramma del dado, in particolare, rappresenta l’idea del dado, o meglio una proiezione del dado, che ci vuole suggerire che come il dado così anche la realtà che ci circonda, in senso filosofico, è una proiezione del nostro pensiero.

In MULTIVERSE, invece, la pietra d’angolo di un cubo di 24x24 cm realizzato in materia corrosa dal tempo è un altro cubo ma questa volta di vetro purissimo.
Così come nel Principio di Indeterminazione di Heisenberg è l’osservatore che determina la realtà così in Multiverse è l’osservatore che determina l’opera in base al suo punto di vista.
Se, infatti, il fruitore guarderà l’opera dall’alto osserverà all’interno della cristallina pietra d’angolo un altro cubo, questa volta, però, solo disegnato da una pura linea bianca, un’idea di cubo quindi, sulle cui facce potrà leggere dei numeri, numeri che governano quella specifica realtà. Il fruitore che, invece, osserverà la stessa opera ma lateralmente, all’interno del medesimo cubo trasparente vedrà altri numeri incisi nello stesso cubo disegnato e lo stesso accadrà per l’osservatore dell’altro lato. Così dalla stessa unità, cambiando osservatore e punto di vista, cambia la realtà stessa.

10. Qual è il tuo sogno?

Diventare ciò che sono!

Intervista a Claud Hesse
Artitude

 
L'ARTE DELLA TENSIONE VERSO L'UNIVERSALE
JACOPO CAGGIANO per ARTITUDE
26 10 2010

Grazie per aver accettato di concedermi un’intervista.

1. Per quale motivo ha scelto di utilizzare uno pseudonimo? Esiste un collegamento semantico con lo scrittore e poeta tedesco Hermann Hesse?

Ho sempre sostenuto il valore universale dell’arte e volevo che i miei quadri non fossero condizionati da eventuali pregiudizi di sesso o di origini; per questo ho scelto un nome d’arte che fosse, in un certo senso, “neutro” ma che allo stesso tempo richiamasse il mio reale nome.
Hesse è innanzitutto l’iniziale del mio cognome “letta”, senza dubbio Hermann Hesse è un filosofo/scrittore che ammiro profondamente.

2. Da quando e da dove nasce il suo interesse per l’arte?

Da sempre.
Penso che sia un “quid” con cui si nasca.
Mio padre è un appassionato d’arte e fin dalla mia tenera età ho visitato con lui e mia madre i Musei d’Arte di tutto il mondo e le più importanti mostre d’arte contemporanea, che certo hanno accresciuto e stimolato questa mia inclinazione.
Ho, però, sempre sostenuto l’idea che non sia l’artista a scegliere l’arte ma l’arte a scegliere l’artista.
L’arte è una forza immensa e spettacolare che sale su dalle viscere fino ad inglobare ogni singola molecola del corpo.

3. Secondo lei l’arte concettuale è ancora contemporanea?

L’Arte con la “A” maiuscola è sempre stata e sempre sarà concettuale.
Molteplici sono state le correnti che hanno attraversato la storia dell’arte cambiando, di volta in volta, “forma” ma ribadendo sempre concetti profondi e forti.
Basti pensare all’arte di Michelangelo, non possiamo di certo dire sia mera estetica, anzi da essa esplodono concetti universali potentissimi. Allo stesso modo l’arte più astratta di Kandinskij, non è solamente costituita da gradevoli accostamenti cromatici, ma è soprattutto pregna di grandi significati.

4. Cos’è il bello per lei?

“Kalòs kai agatòs” come dicevano gli antichi greci, ovvero il Bello è anche Buono.
La Bellezza con la “B” maiuscola non si riferisce tanto ad una questione di pura estetica ma bensì a qualcosa di più profondo che riguarda una sorta di “armonia interna” che si espande all’esterno.
Essa può concretizzarsi in meravigliose sinfonie, forme e sentimenti che in qualche modo vanno ad interagire con il fruitore condizionandolo e facendolo diventare più “bello”, più “buono”, più in “armonia”.

5. Secondo lei che impronta sonora lasciano le sue opere in chi le vede ed ascolta?

Molti dei miei lavori sono concepiti secondo proporzioni armoniche che riprendono le battute dei tempi musicali; nei quadrati perfetti, ad esempio, ritroviamo i 4/4 musicali, simbolo di unità e principio di ogni armonia.
L’intento è quello di trasmettere a chi osserva, insieme ad un pensiero e un’idea, anche una vibrazione subconscia di armonia e musicalità che vada in risonanza, con le sue specifiche vibrazioni, per creare una sorta di sinfonia reciproca tra fruitore e opera d’arte.

6. Quali sono i luoghi, se esistono, dai quali lei viene ispirata e coinvolta?

Più che da luoghi direi da “non-luoghi”.
Ciò che ispira i miei quadri è la rielaborazione interiore di una costante e profonda ricerca fatta su libri, tantissimi libri, di arte, scienza, filosofia ecc.. e dalla realtà che sgorga dal microscopio elettronico a scansione.
Da un anno a questa parte, inoltre, sto collaborando con l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sempre per fini di ricerca artistica.

7. Esiste un possibile collegamento fra scienza e religione?

La scienza e la religione sono attualmente viste come due grandi branche del sapere rispettivamente una legata alla ragione e l’altra allo spirito, ma non è sempre stato così.
In passato tutte le varie scienze erano riunificate nella religione.
Ora con la fisica quantistica si potrebbe aprire una porta verso la “riconciliazione” (anche se non tutti gli scienziati la pensano così); ovvero, la fisica quantistica potrebbe aiutarci a comprendere meglio la religione.
L’ultimo sogno di Einstein era proprio questo…”dimostrare Dio attraverso la scienza”.

8.Quanto è autobiografico il suo lavoro?

Penso che ogni opera di ogni artista sia in qualche modo autobiografica. Nel senso che riflette la sua anima a partire dal gesto stesso.
Nei miei lavori è presente una ricerca che vuole tendere a concetti “universali” che possano accomunare tutta l’umanità, a prescindere dal sesso, dal colore della pelle o dalla religione, toccando temi che riguardano un po’ quella che è l’essenza delle cose più che la loro “forma percepita”. E’ certo, però, che ,anche se in minima parte, vi è un aspetto autobiografico che credo possa riscontrarsi nel contrasto tonale dei colori e nella chiave ironica di molti lavori.

9. Se fosse un’opera artistica quale sarebbe?

Tra le moltissime opere d’arte che ammiro quella che forse sento più vicina a me è l’opera di Barnett Newman.
I suoi quadri dai colori luminosi e compatti allo stesso tempo vengono improvvisamente attraversati da linee di luce purissima che evocano squarci profondi come ferite o “porte” verso altre dimensioni, come quella interiore.

10. A quale corrente artistica si ritiene, in qualche forma, collegata?

A nessuna.
Costantemente si cerca di incasellare ogni cosa in una certa tipologia già prestabilita, già esistente e strutturata.
Questo non può, però, avvenire per il mio lavoro che scaturisce da una ricerca continua e che fa si che i lavori sgorghino spesso e volentieri direttamente dal microscopio, dall’interno della realtà, sganciandosi completamente da tutto ciò che finora è stato concepito come forma-immagine d’arte, sia essa figurativa o informale.

11. Mi racconti del suo quotidiano d’artista.

Gran parte della mia vita gravita intorno all’arte. Molto del mio tempo lo passo nel mio studio a dipingere e quando non dipingo faccio ricerca continua, leggo, vado a teatro, viaggio.
Quando sono particolarmente stressata cerco la solitudine, a volte, è l’unico modo per sentirsi meno “soli”.

12. Cosa vuole fare da grande?

Voglio fare ciò che sono.

La ringrazio per il suo tempo.

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